Augwind Energy e batterie al sale: la nuova frontiera dell’accumulo energetico

Infografica Augwind Energy e batterie al sale
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Il tema delle batterie al sale sta emergendo come una delle possibili soluzioni tecnologiche per uno dei problemi centrali della transizione energetica: come immagazzinare grandi quantità di energia rinnovabile quando vento e sole non producono elettricità.

Negli ultimi anni diverse aziende e centri di ricerca hanno iniziato a sviluppare sistemi alternativi alle tradizionali batterie elettrochimiche. Tra queste tecnologie stanno attirando attenzione due approcci complementari. Da una parte l’accumulo termico tramite sali fusi, dall’altra sistemi di stoccaggio basati sull’aria compressa. In questo contesto si inseriscono aziende come Augwind Energy, società israeliana attiva nello sviluppo di sistemi di accumulo ad aria compressa, e la piattaforma tecnologica Airengy, che lavora su soluzioni di stoccaggio energetico a lunga durata.

L’interesse verso queste tecnologie nasce da una semplice constatazione. Le rinnovabili producono energia in modo intermittente. Senza sistemi di accumulo efficienti e scalabili, l’infrastruttura energetica rimane dipendente da centrali fossili o da batterie costose e difficili da produrre su larga scala.

L’idea dietro le batterie al sale

Le batterie al sale non sono batterie nel senso classico del termine. Non utilizzano reazioni elettrochimiche come quelle al litio. Il principio è diverso e più vicino alla fisica dell’accumulo termico.

Il sistema utilizza grandi quantità di sali fusi che vengono riscaldati quando l’energia rinnovabile è abbondante. Il calore immagazzinato nel sale può poi essere utilizzato in momenti successivi per produrre vapore, generare elettricità oppure alimentare reti di teleriscaldamento.

Questa tecnologia è stata studiata inizialmente nel settore del solare termodinamico, dove il sale fuso viene utilizzato per accumulare energia solare concentrata durante il giorno e rilasciarla di notte. Negli ultimi anni però il concetto si è esteso anche a sistemi di accumulo indipendenti dagli impianti solari.

Il vantaggio principale sta nella scalabilità. I materiali sono relativamente economici, abbondanti e non dipendono da filiere critiche come litio, cobalto o nichel.

L’approccio dell’aria compressa

Accanto alle batterie al sale, un’altra direzione tecnologica riguarda lo stoccaggio tramite aria compressa. Qui entra in gioco il lavoro di Augwind Energy.

L’idea è semplice. Quando l’energia rinnovabile è disponibile in eccesso, si utilizza elettricità per comprimere aria e immagazzinarla in grandi cavità sotterranee. Queste cavità possono essere miniere abbandonate, serbatoi artificiali oppure, in alcuni casi, caverne naturali di sale presenti nel sottosuolo.

Quando la rete elettrica ha bisogno di energia, l’aria compressa viene rilasciata e fatta espandere attraverso turbine che producono elettricità.

Questo tipo di tecnologia, chiamata spesso CAES (Compressed Air Energy Storage), esiste da decenni ma ha avuto applicazioni limitate. Le nuove generazioni di sistemi puntano a migliorare efficienza e costi, rendendo possibile uno stoccaggio di energia su scale molto più grandi rispetto alle batterie chimiche.

Dalla ricerca al mercato

Già intorno al 2025 diversi progetti europei e internazionali stavano esplorando l’integrazione tra accumulo termico e sistemi di aria compressa. In Germania, per esempio, programmi industriali e universitari hanno iniziato a sperimentare sistemi combinati di accumulo energetico basati su sale e aria, con l’obiettivo di creare infrastrutture capaci di immagazzinare energia per periodi molto lunghi.

L’obiettivo è affrontare un problema strutturale delle rinnovabili. Non basta accumulare energia per poche ore, come avviene con molte batterie al litio. In alcuni casi serve immagazzinarla per giorni o addirittura settimane.

Progetti industriali come quelli collegati alla piattaforma Airengy stanno cercando di portare queste tecnologie fuori dai laboratori e dentro sistemi energetici reali.

Una tecnologia per l’accumulo di lunga durata

La differenza più importante tra batterie al sale e batterie tradizionali riguarda la durata dello stoccaggio.

Le batterie al litio sono ottime per stabilizzare la rete elettrica nel breve periodo. Possono compensare picchi di domanda o oscillazioni di produzione nell’arco di poche ore.

Le tecnologie basate su sale e aria invece sono pensate per uno scenario diverso. Permettono di accumulare energia in grandi quantità e rilasciarla molto tempo dopo, rendendo possibile un sistema energetico meno dipendente da centrali fossili di backup.

In altre parole, non si tratta solo di migliorare l’efficienza delle rinnovabili, ma di cambiare l’architettura dell’intero sistema energetico.

Similitudini e differenze tra le due tecnologie

Le batterie al sale e i sistemi ad aria compressa condividono alcuni elementi fondamentali. Entrambe le tecnologie puntano su materiali abbondanti, infrastrutture su larga scala e costi potenzialmente più bassi rispetto alle batterie elettrochimiche.

La differenza principale riguarda il tipo di energia immagazzinata. Nel caso dei sali fusi si tratta di energia termica. Nel caso dell’aria compressa si tratta invece di energia meccanica.

In molti progetti di ricerca le due tecnologie vengono studiate insieme perché possono integrarsi. L’accumulo termico può essere utilizzato per migliorare l’efficienza dei sistemi ad aria compressa, recuperando il calore generato durante la compressione.

Questa integrazione potrebbe aumentare l’efficienza complessiva e ridurre le perdite energetiche.

Implicazioni economiche e geopolitiche

Se queste tecnologie raggiungeranno una maturità industriale, le conseguenze potrebbero essere significative.

Uno dei limiti principali della transizione energetica riguarda la dipendenza da minerali strategici. Litio, cobalto e nichel sono concentrati in poche aree del pianeta e la loro estrazione comporta problemi ambientali e geopolitici.

Le batterie al sale utilizzano invece materiali molto più diffusi. Anche i sistemi ad aria compressa sfruttano infrastrutture geologiche spesso già disponibili.

Questo potrebbe ridurre la pressione sulle filiere minerarie e creare modelli energetici più distribuiti.

Un tassello nel puzzle dell’energia futura

È ancora presto per capire quale tecnologia dominerà il settore dell’accumulo energetico. Il litio rimane oggi la soluzione più diffusa e industrializzata.

Tuttavia la crescita delle rinnovabili sta cambiando le esigenze del sistema energetico. Accumulare energia per molte ore non basta più. Servono soluzioni capaci di immagazzinarla su scala molto più ampia.

In questo scenario, le batterie al sale e i sistemi di accumulo ad aria compressa rappresentano due strade tecnologiche che potrebbero affiancare le batterie tradizionali.

La vera trasformazione potrebbe arrivare proprio dall’integrazione di diverse tecnologie di stoccaggio. Non una sola soluzione universale, ma un ecosistema di sistemi energetici capaci di adattarsi alle diverse esigenze della rete elettrica del futuro.

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