Agrivoltaico Vaticano: l’antico Stato verso l’energia solare

Vaticano e fotovoltaico
Condividi: Facebook X LinkedIn

Un piccolo Stato con un problema molto moderno

Il Vaticano occupa appena 44 ettari nel centro di Roma, circondati da edifici storici, monumenti e vincoli che rendono difficile immaginare una produzione energetica su larga scala all’interno delle sue mura. Eppure proprio uno degli Stati più piccoli e antichi del mondo sta cercando di costruire un sistema capace di coprire con energia rinnovabile il proprio fabbisogno elettrico.

Il progetto nascerà a Santa Maria di Galeria, area extraterritoriale della Santa Sede situata a nord di Roma e storicamente utilizzata per gli impianti di Radio Vaticana. Il sito si estende per oltre 400 ettari, una superficie enormemente superiore a quella dello stesso Stato vaticano. È qui che dovrebbe sorgere il nuovo agrivoltaico Vaticano, pensato per alimentare sia il centro radio sia la Città del Vaticano.

Dal fotovoltaico all’agrivoltaico

L’idea era stata lanciata da Papa Francesco nel giugno 2024 attraverso il Motu Proprio Fratello Sole. Il progetto non prevede però una semplice distesa di pannelli. La scelta dell’agrivoltaico punta a mantenere l’utilizzo agricolo del terreno integrandolo con la produzione di energia.

È una distinzione importante. In un impianto agrivoltaico i pannelli vengono progettati insieme alle attività agricole, cercando di conservare coltivazioni, equilibrio idrogeologico e caratteristiche paesaggistiche del territorio. L’accordo firmato tra Santa Sede e Repubblica Italiana nel luglio 2025 specifica proprio la necessità di minimizzare l’impatto ambientale e preservare l’uso agricolo del suolo. L’accordo è entrato formalmente in vigore il 27 maggio 2026.

Pochi giorni dopo Leone XIV ha istituito la Fondazione Fratello Sole, incaricata di costruire, gestire e finanziare il nuovo sistema energetico. La continuità tra i due pontificati rende il progetto qualcosa di più di un intervento occasionale.

Un percorso iniziato prima di Francesco

L’energia solare non è in realtà una novità assoluta per il Vaticano. Nel 2008, durante il pontificato di Benedetto XVI, circa 2.400 pannelli fotovoltaici vennero installati sulla copertura dell’Aula Paolo VI. Nel 2009 arrivò anche un sistema di solar cooling per la mensa del centro industriale, seguito negli anni successivi da interventi sull’efficienza energetica, l’illuminazione e la climatizzazione.

Santa Maria di Galeria rappresenta però un salto di scala. Non si tratta più di ridurre il consumo di un singolo edificio, ma di costruire un’infrastruttura capace di sostenere energeticamente un intero Stato e altre strutture collegate alla Santa Sede.

A giugno è stato inoltre firmato un protocollo con ACEA per collaborare allo sviluppo e alla progressiva realizzazione dell’impianto. Il progetto entra quindi in una fase più concreta, nella quale dovranno essere definiti aspetti tecnici, infrastrutturali e gestionali.

Energia e territorio nello stesso spazio

Il valore dell’agrivoltaico non riguarda soltanto il Vaticano. La crescita delle rinnovabili apre ovunque un problema di utilizzo del territorio. Produrre grandi quantità di energia solare richiede superfici, ma agricoltura, biodiversità, paesaggio e produzione energetica competono spesso per gli stessi spazi.

L’agrivoltaico prova a superare almeno in parte questa contrapposizione. L’energia viene prodotta senza necessariamente eliminare l’attività agricola sottostante. In alcuni contesti l’ombra dei pannelli può persino modificare positivamente evaporazione e disponibilità idrica, anche se risultati e benefici dipendono fortemente dalle colture, dal clima e dalla progettazione dell’impianto.

Per questo Santa Maria di Galeria sarà interessante anche come progetto dimostrativo. La sfida non consiste soltanto nel produrre elettricità, ma nel dimostrare che infrastruttura energetica e territorio possono essere progettati insieme.

Un gesto piccolo, ma altamente simbolico

In termini assoluti il consumo energetico del Vaticano è irrilevante rispetto a quello di grandi Stati o industrie. L’agrivoltaico Vaticano non cambierà quindi il bilancio energetico mondiale.

Il suo peso è soprattutto simbolico. Un’istituzione con quasi duemila anni di storia, custode di uno dei patrimoni architettonici più antichi al mondo, decide di affidare parte crescente della propria autonomia a una tecnologia solare contemporanea.

È un contrasto significativo. La transizione energetica viene spesso raccontata come un processo esclusivamente industriale, fatto di gigawatt, batterie, reti e investimenti. In realtà modifica anche il modo in cui istituzioni, città e territori pensano la propria indipendenza.

A Santa Maria di Galeria, pannelli solari e terreni agricoli proveranno a convivere nello stesso spazio. Per il Vaticano sarà una questione energetica. Per un’istituzione fondata sulla continuità, sarà anche una dimostrazione di quanto profondamente possa cambiare il modo di sostenere materialmente quella continuità.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *