Atoms e la Physical AI nel ristorante del futuro

Atoms Physical AI ristorante
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Da Uber al mondo degli atomi

Dopo aver trasformato il trasporto urbano con Uber, Travis Kalanick vuole applicare una logica simile al mondo fisico. Nel marzo 2026 City Storage Systems, la società costruita dopo la sua uscita da Uber e proprietaria di CloudKitchens, è diventata Atoms. CloudKitchens continua a esistere come attività dedicata alle cucine per il delivery, ma viene ora inserita in un progetto molto più ampio che comprende cibo, robotica, trasporto autonomo e industria.

A luglio Atoms ha raccolto 1,7 miliardi di dollari in un round guidato da Andreessen Horowitz. Tra gli investitori compare anche Uber, riunendo almeno finanziariamente Kalanick con l’azienda da lui fondata. La tesi è ambiziosa: dopo aver digitalizzato informazione, comunicazione e servizi, la prossima frontiera dell’AI sarà comprendere, prevedere e controllare ciò che accade nel mondo fisico. Kalanick la definisce il passaggio dai bit agli atomi.

La cucina come computer

La ristorazione è stata il primo laboratorio di questa idea. CloudKitchens ha già trasformato la cucina in una forma di infrastruttura: spazi condivisi, ordini digitali, delivery, software gestionale e logistica vengono coordinati come parti di un unico sistema.

Atoms porta questa visione più avanti. Nel suo modello, la produzione è la CPU, l’immobile è lo storage e la logistica è il network. Il ristorante smette quindi di essere soltanto un luogo dove qualcuno cucina e diventa un sistema fisico misurabile, programmabile e progressivamente automatizzabile.

All’interno del gruppo, Lab37 lavora proprio sulla robotica per il cibo, mentre Otter gestisce il livello software degli ordini e CloudKitchens quello infrastrutturale. Non è ancora il ristorante completamente autonomo immaginato dalla fantascienza. È qualcosa di più concreto: costruire separatamente i diversi livelli necessari perché una parte crescente del processo possa funzionare senza intervento umano continuo.

Perché la Physical AI parte dal cibo

La cucina è un ambiente interessante per la Physical AI perché si trova a metà strada tra fabbrica e mondo reale. Le operazioni sono ripetitive, ma non perfettamente identiche. Ingredienti cambiano forma e consistenza, le richieste dei clienti variano, gli ordini arrivano in momenti diversi e velocità, igiene e precisione devono convivere.

È abbastanza strutturata da permettere l’automazione, ma abbastanza imprevedibile da richiedere una forma di intelligenza fisica.

Kalanick non sembra inoltre puntare principalmente sui robot umanoidi. La sua tesi è che negli ambienti industriali abbia spesso più senso costruire macchine specializzate. Se bisogna produrre mille pancake all’ora, sostiene, imitare un essere umano che li gira uno per volta è probabilmente una soluzione peggiore rispetto a progettare direttamente una macchina per quella funzione.

È una distinzione importante nella corsa contemporanea alla robotica. Il futuro dell’automazione potrebbe non assomigliare a un esercito di androidi, ma a una moltiplicazione di macchine meno spettacolari, progettate per svolgere molto bene compiti specifici.

Automatizzare anche l’ambiente

C’è però un secondo modo di leggere Atoms. Rendere una macchina capace di lavorare nel mondo umano è estremamente difficile. Un’altra strada consiste nel modificare progressivamente il mondo affinché sia più semplice per le macchine.

CloudKitchens offre proprio questo vantaggio. Se Atoms controlla software, layout, infrastruttura, flussi degli ordini e parte della logistica, non deve costruire un robot capace di adattarsi a qualsiasi ristorante. Può costruire il ristorante intorno al sistema automatico.

È una strategia efficiente, ma apre anche una questione sul lavoro. Automazione e robotica possono eliminare attività ripetitive, ridurre errori e rendere più economica la produzione. Allo stesso tempo, un ambiente progettato sempre più intorno alle macchine può restringere progressivamente il ruolo umano alle attività che non sono ancora convenienti da automatizzare.

La questione non è soltanto quanti posti di lavoro spariranno, ma come cambierà il lavoro rimasto.

Il ristorante come laboratorio del mondo fisico

Atoms non vuole fermarsi al cibo. Ha già esteso la propria struttura al mining attraverso Pronto e indica trasporto e industria tra i settori centrali del progetto. La cucina rappresenta però un punto di partenza particolarmente concreto perché mette insieme quasi tutto ciò che la Physical AI deve imparare a gestire: oggetti, tempi, movimenti, persone, logistica e imprevisti.

Per questo il ristorante del futuro potrebbe essere importante ben oltre la ristorazione.

La grande corsa dell’intelligenza artificiale degli ultimi anni si è svolta dentro schermi e data center. Con Atoms la domanda cambia: cosa succede quando gli algoritmi devono finalmente confrontarsi con gravità, calore, materiali, spazio e conseguenze fisiche?

La risposta potrebbe iniziare non da un robot universale, ma da una cucina.

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